ARTE CONTRADDITTORIA
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UMANO TROPPO UMANO II studio

martedì 24 febbraio 2009, di M. Trentin

Si vive, sciolti ormai dalle catene dell’amore e dell’odio, senza sì e senza no, liberamente avvicinandosi e allontanandosi, ma preferendo sgusciar via, sottrarsi, sfarfalleggiare, volando ancora via, ancora in alto; si è viziati, come chiunque abbia visto una volta sotto di sé una varietà immensa di cose - e ci si viene a contrapporre a chi ci preoccupa di cose che non lo riguardano. In realtà, riguardano lo spirito libero ormai solo quelle cose - e quante! - che non lo preoccupano più…

PARTE TERZA

La vita religiosa

Il cristiano comune. - Se il cristianesimo avesse ragione predicando un dio vendicatore, il peccato universale, la predestinazione e il pericolo della dannazione eterna, sarebbe segno di stoltezza e di mancanza di carattere non farsi prete, apostoli o eremiti e non lavorare angosciati e tremanti unicamente alla propria salvezza; non avrebbe senso trascurare il premio eterno per la comodità temporanea. Presupposto che in genere si creda, il cristiano comune è una figura miserevole, un uomo che veramente non sa contare sino a tre e che del resto, per la sua incapacità mentale, non meriterebbe di essere punito così duramente come il cristianesimo gli promette.

Arte e forza della falsa interpretazione. - Tutte le visioni, le paure, i mancamenti, le estasi del santo sono noti stati di malattia, che soltanto vengono da lui interpretati, in base a radicati errori psicologici e religiosi, in modo affatto diverso, cioè non come malattie. Così anche il demone di Socrate forse è solo mal d’orecchi, che egli, secondo il suo prevalente modo di pensiero morale, interpreta diversamente da come si farebbe oggi. Non altrimenti stanno le cose con il delirio e i folli discorsi dei profeti e degli oracoli; è sempre il grado di sapienza, di fantasia, di aspirazione e di moralità nella mente e nel cuore degli interpreti, che ne ha fatto una cosa tanto grande. E’ tra le opere più grandi di quegli uomini che son detti geni e santi il procurarsi interpreti che li fraintendano per la salvezza dell’umanità

PARTE QUINTA

Indizi di cultura superiore e inferiore

Ciclo dell’umanità. - Tutta l’umanità forse è solo una fase dello sviluppo di una determinata specie animale, di durata limitata: sicché l’uomo proviene dalla scimmia e ritornerà scimmia, mentre non c’è nessuno che prenda qualche interesse a questo sorprendente finale della commedia. Come, con il declino della civiltà romana e con la causa principale di esso, la propagazione del cristianesimo, all’interno dell’impero romano si diffuse un generale imbruttimento dell’uomo, così, in un futuro declino della universale civiltà della terra, potrebbe prodursi un imbruttimento molto più grande e alla fine un imbestiamento dell’uomo, sino allo scimmiesco. Proprio perché possiamo renderci conto di questa prospettiva, siamo forse in grado di prevenire una simile fine.

Cinici ed epicurei. - Il cinico riconosce il nesso tra i dolori accresciuti e più intensi dell’uomo di civiltà superiore e la qualità dei suoi bisogni; comprende dunque che la moltitudine di opinioni sul bello, l’opportuno, il conveniente e il piacevole dovette produrre sorgenti altrettanto ricche di piacere che di dolore. Conformemente a questa sua idea, egli si plasma all’indietro, rinunciando a molte di queste opinioni e sottraendosi a determinate esigenze della cultura; in tal modo acquisisce un senso di libertà e di rafforzamento e a poco a poco, quando l’abitudine gli ha reso tollerabile il suo modo di vivere, prova realmente sentimenti dolorosi più rari e deboli che non gli uomini civilizzati, e si avvicina all’animale domestico; inoltre sente tutto nel fascino del contrasto, e può anche imprecare a suo piacimento: in tal modo ritorna al di sopra della sfera emotiva dell’animale. L’epicureo ha lo stesso punto di vista del cinico; tra lui e quest’ultimo normalmente esiste solo una differenza di temperamento. Inoltre l’epicureo usa la sua cultura superiore per rendersi indipendente dalle opinioni dominanti; si eleva al di sopra di esse, mentre il cinico resta fermo alla negazione. Egli cammina per così dire lungo, sentieri senza vento, riparati, in penombra, mentre sopra di lui le cime degli alberi stormiscono nel vento e gli rivelano quanto violentemente sia scosso il mondo là fuori. Il cinico invece si aggira, nudo, nel soffio del vento, e si indurisce sino all’insensibilità.

9) Principale difetto degli uomini attivi.- Agli uomini attivi di solito fa difetto l’attività più alta: voglio dire quella individuale. Essi sono attivi come funzionari, commercianti, dotti,cioè come esseri generici, non come uomini affatto determinati, singoli unici sotto questo punto di vista sono pigri. E’ la disgrazia degli attivi, il fatto che la loro attività sia quasi sempre un po’ insensata. Non si può ad esempio chiedere, al banchiere che ammucchia il denaro, lo scopo di quella sua incessante attività: essa è insensata. gli attivi rotolano come rotola la pietra, con meccanica stupidità. Tutti gli uomini si dividono, in ogni tempo e anche oggi, in schiavi e liberi: chi infatti non ha per sè i due terzi della sua giornata, è uno schiavo, qualunque cosa sia, politico, commerciante, funzionario, dotto.

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