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⑻ Anima "L’Integrazione dell’Anima"

lunedì 4 maggio 2009, di M. Trentin

Continua il percorso nel pensiero di J. Hillman e G. Jung, nell’interpretazione di anima. Percorso che ha messo in luce l’importanza dell’Immagine come espressione dell’anima, individuando nell’atto cosciente il mezzo che pone una relazione tra la Realtà Interiore e la Realtà Esteriore. Si è visto inoltre come nel caso della Depersonalizzazione l’Immagine diventa invece Rifugio e protezione di una imposizione conseguente alla presenza della Realtà Esteriore….

"J. Hillman…integrazione nella coscienza significa convertire la persona in una funzione. [1] Significa anche muovere dall’immagine al contenuto, dalla sensibile immediatezza delle fantasie alla psicologia dei significati: perché Anima ci si presenta in fantasie, non in significati."

"J. Hillman…l’integrazione dell’Anima debba intendersi come demolizione delle personificazioni ci vengono da altri passi, dove Jung parla della «dissoluzione dell’Anima» [2] e di «depersonalizzare» e «soggiogare l’Anima»." [3]

Arte Contradd…Ho lasciato scorrere i pensieri di Hillman e Jung, per comprendere il significato di «depersonalizzazione dell’Anima». Ritengo che questo passaggio possa identificarsi in un vero e proprio procedimento mentale interiore. Secondo il percorso analitico dei due Grandi Studiosi, la mente quando riesce ad estrapolare all’espressione dell’Anima parte delle immagini, avvia un processo di personalizzazione delle immagini stesse, collocandole in una dimensione a carattere fantastico. Quindi ciò che riguarda la fantasia od il fantastico, è frutto di questa elaborazione interiore dell’Inconscio. Siamo noi stessi che poi personalizziamo queste «composizioni immaginarie» dall’Inconscio.

Questo "meccanismo mentale interiore", trova nel linguaggio dell’Arte un suo sviluppo interpretativo. Il Fantastico o la Realtà Fantastica. Ciò che si è sempre rappresentato come elementi derivati dall’Anima trova invece nell’equivoco la sua giusta dimensione. La Storia dell’Arte ha sempre identificato in questa Visione un contenitore dove le immagini racchiudono la sensibilità dell’Anima. È proprio in questa fase che l’Immaginario a carattere Fantastico, trova nel simbolo l’elemento tradotto dalla mente. Questo "Mutamento Immaginario" dettato dall’Inconscio viene da noi stessi personalizzato. Alcuni esempi mi vengono alla mente, indagando nel percorso Storico dell’Arte, dalle Avanguardie Storiche. Il Surrealismo e chi meglio di W. Kandinsky o M. Chagall e J. Mirò. Tornando un po’ più indietro nelle rappresentazione Fantastiche del Romanticismo Epico. Oppure nelle Arti Etniche dove le Leggende o le Storie Incantate racchiudono nel simbolo questa Realtà.

"J. Hillman…L’individualizzazione dell’immagine in una personalità distinta: in questo, e non in altro, consiste il fare anima. Depersonalizzare Anima (ammesso che sia veramente possibile) servirebbe a un unico scopo psicologico: mantenere per sempre l’Io nella sua posa eroica. La depersonalizzazione dell’Anima, quando tale idea viene presa in modo letterale, può anzi danneggiare inutilmente i rapporti umani, perché conduce a una posizione di brutale rifiuto (fatto passare per una serie di nobili rinunce) e a una conseguente «diminuzione della vitalità, della flessibilità e dell’umanità» fino a una sequela di nefandezze psichiche, debitamente elencate da Jung nel medesimo paragrafo." [4]

Arte Contradd…In questa analisi prettamente sintomatica, il pensiero di Hillman e Jung individuano le conseguenze di una depersonalizzazione dell’Anima, nei confronti della presenza di una precisa personalità distinta. Anche in questo caso il mio pensiero non si rivolge alla causa psicologica, ma trova interessante il rapporto tra Anima e l’Io. Interno - Esterno. L’immagine è sempre presente, questo dimostra l’importanza della Visione interiore, ma nello stesso momento sono possibili indizi che aprono ad una Logica Visiva. Questi sintomi possono diventare elementi formali, che nell’ambito del "Pensiero Contraddittorio", sono aiuto per attuare una indagine conoscitiva, che permetta poi di raggiungere la Struttura Formale in Relazione ad una Espressione Fenomenologica e percettiva dell’anima.

"J. Hillman… Depersonalizzare l’Anima vuol dire esattamente quello che indica la parola stessa: vedere in trasparenza gli aspetti personali di tutte le personificazioni. Si riferisce al riconoscimento del fatto che tutta la mia personale me-ità e la mia presuntuosa soggettività derivano da un archetipo che è del tutto impersonale. È appunto questo collegamento tra il personale e l’archetipo del personale che opera la depersonalizzazione e che insieme, costituisce il sacrificio. Perché sacrificio, come tutti sappiamo e come dimentichiamo sempre, significa appunto questo: collegare gli eventi umani personali con il loro sfondo divino impersonale. Significa scorgere l’archetipo dell’Anima in ciò che ci succede personalmente, dovunque succeda, sia all’esterno, con le persone Anima, sia all’interno, con le immagini dell’Anima. Anche gli aspetti personali delle immagini interiori vanno visti in trasparenza e riconosciuti come eventi archetipici relativamente autonomi."

Arte Contradd…In quest’ultima parte riflessiva, Hillman indica un vero e proprio metodo di individuazione della fonte della Depersonalizzazione. Ciò che colpisce è che all’interno del suo percorso analitico, emergono dei dettagli che nell’ambito del linguaggio dell’Arte, sono corrispondenti a delle applicazioni di origine tecnica: La Trasparenza, l’Immagine o l’Archetipo. Il procedimento mentale, che si accosta sia nell’ambito Analitico che Estetico, pone una precisa valutazione accompagnandola in una precisa azione: l’Educazione Visiva.

Note

[1] G. Jung….i complessi autonomi di Anima e Animus sono essenzialmente una funzione psicologica che ha usurpato, o meglio conservato, una «personalità», per il semplice motivo di essere autonoma e indifferenziata. Ma a questo punto già siamo in grado di vedere come sia possibile demolire le personificazioni, giacché, rendendole consce, noi le trasformiamo in ponti che conducono all’inconscio. È perché non le usiamo deliberatamente come funzioni che esse rimangono complessi personificati. Finché si trovano in questo stato, vanno accettate come personalità relativamente autonome. Finché i loro contenuti restano ignoti, non le possiamo integrare nella coscienza. Lo scopo del processo dialettico è di portare alla luce questi contenuti; solo quando questo compito sia stato portato a termine, e la coscienza si sia familiarizzata a sufficienza con i processi inconsci rispecchiati nell’anima, questa potrà essere avvertita come una semplice funzione CW, VII, par.339 Opere, VII, p.208 G. Jung

[2] G. Jung… La dissoluzione dell’Anima significa che siamo potuti penetrare con lo sguardo nelle forze propulsive dell’inconscio, non già che le abbiamo neutralizzate. Ibid., par. 391 Ibid., p.230 G. Jung

[3] G. Jung… Non siamo noi che le personifichiamo (le figure inconsce); esse posseggono fin dall’inizio una natura personale. Solo dopo aver riconosciuto appieno questo fatto, possiamo pensare a depersonalizzarle, a «soggiogare l’Anima» CW, XIII, par. 62 Opere, XIII, p. 52 G. Jung

[4] G. Jung… Superata la metà della vita, tuttavia, la perdita permanente dell’anima comporta una diminuzione della vitalità, della flessibilità e dell’umanità. di qui derivano di norma una prematura rigidità, intrattabilità e stereotipia, una fanatica unilateralità, ostinazione, pedanteria, oppure, al contrario, rassegnazione, stanchezza, sciatteria, irresponsabilità e infine un infantile ramollissement con tendenza all’alcolismo. CW, IX, ɪ par. 147 Opere, IX, ɪp. 74 … G. Jung

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