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⑴ Esegesi di un "Fraintendimento Interiore"

lunedì 31 gennaio 2011, di M. Trentin

In una realtà estrinseca dove il rapporto tra io ed es, delega alla corporeità la propria subalternità esternando ai sensi la propria presenza, induce di fatto ad un fraintendimento, che coinvolge l’aspetto cosciente per un atto interiore.

Individuato, nel precedente articolo come la condizione della Forma in rapporto all’Immagine, assuma un ruolo di assoluta funzionalità, ponendo così nel linguaggio la propria capacità. Competenza che apre di fatto ad una situazione per cui il rapporto Immagine e Pensiero presentano una diversa condizione mentale per comprendere un aspetto che induce ad un chiarimento, allontanando ogni possibile equivoco che ha sempre delineato una presenza sensibile espressione di una realtà profonda. E’ appunto in questa condizione che vorrei soffermarmi per analizzare o meglio chiarire ciò che sino ad ora è sempre stato considerato appartenenza esclusiva di uno stato psichico.

Lungo il percorso storico dell’Arte la Forma trova moltitudini condizioni che la spingono in una situazione di assoluto primo piano. L’interpretazione della Realtà è sempre stata la domanda essenziale che ha accompagnato l’Arte durante il suo cammino evolutivo. Una Realtà che comunque ha trovato nella sua natura la necessità di esprimere ciò che è sempre stato il punto di massima condizione, l’aspetto conoscitivo. Una condizione che trova il suo fondamento attraverso un impulso originario: l’istinto di sopravvivenza. Un impulso che in ambito evolutivo non abbiamo mai accantonato, anzi in forme diverse poniamo nuovi quesiti in relazione a problematiche che riguardano sempre più la nostra esistenza. L’Arte è divenuta parte di tutto ciò essendo appunto una delle componenti che esprimono questa tendenza che spinge a comprendere o meglio avvalorare l’impulso originario. Quindi un impulso o più esattamente un istinto è alla base di una necessità. Una necessità che trova nella condizione umana il desiderio di comprenderne il significato. È appunto in questo primo indizio che la mia analisi vuole indagare ponendosi alla radice di ciò che il mio pensiero asserisce "un Fraintendimento Interiore".

È inevitabile, a questo punto riscavare all’origine di questo impulso percorrendo attraverso le documentazioni che testimoniano questa necessità. Ciò che si può rintracciare in base alla testimonianza ed i reperti che tuttora possono rappresentare questa condizione, sono appunto le immagini e gli scenari illustrati o le figurazioni scultoree, che in un certo modo inducono ad una consapevole esigenza. Entrando nel dettaglio sulla documentazione pervenutaci, emerge un dato di fatto che rende comune questo percorso: "l’immagine". A questo punto sorge subito una prima domanda. Perché vi è stata la necessità di significare la realtà attraverso la figurazione? Si può considerare questo aspetto da due punti di vista, in ambito scientifico oppure psicologico. Tutti e due convergono ad un unico punto, la mente. La Scienza è concorde nel definire questo passaggio, in un fattore evolutivo. Quindi fa parte di un processo naturale che riguarda tutta la catena evolutiva umana. Un fattore che indica un preciso momento per cui questo processo si presenta, che trova nella sopravvivenza e nell’adattamento le due condizioni che distinguono il percorso dell’umanità. La condizione ambientale e soprattutto l’istinto di sopravvivenza, sono gli elementi per cui hanno generato una situazione che ci ha permesso di percorrere attraverso la catena evolutiva, un cammino di un continuo e graduale mutamento. Quindi questo processo parte da un preciso punto per cui l’istinto animale è in relazione a questo percorso. Una tendenza ereditata che spinge gli esseri viventi ad un principio di conservazione. Ed è proprio questo principio di conservazione che ci ha permesso di attivare un meccanismo evolutivo, da affinare gradualmente le nostre capacità. Attitudini che permettono di ottenere una precisa predisposizione ad una inclinazione naturale diretta alla condizione mentale e fisica.

In base a questa mia considerazione, emergono principalmente tre elementi che incidono dalla condizione evolutiva: l’animalità, la fisicità e la cognitività. Tutte e tre convergono ad una legge di natura, la sopravvivenza, ma tutte e tre comunque evolvono in base ad un assieme di condizioni per cui l’apparato mentale si sviluppa maggiormente, influendo di conseguenza le altre due componenti. Quindi la necessità di mantenere la specie permette nel percorso evolutivo di affinare una certa condizione per poi conservala. Nel caso Umano l’apparato mentale ha nella sua complessità, affinato questa capacità, influendo nel tempo sull’animalità e sulla fisicità. Quindi la mente diventa l’apparato che più ci distingue rispetto alle altre specie viventi sulla Terra e la condizione per cui essa affina le proprie capacità, sta soprattutto nell’istinto. Un impulso naturale comune a tutte le specie, ma nel caso Umano la tendenza alla conservazione assume un valore molto più predominante rispetto alla altre sue compagini, grazie ad un assieme di condizioni che hanno permesso di sviluppare maggiormente la nostra adattabilità alle situazioni più avverse della natura stessa. Lo sviluppo dell’apparato mentale assume un valore di pura difesa, che ha permesso di assicurare una possibilità di assoluta conservazione della specie stessa, poi questa capacità assume sino ai giorni nostri una diversa peculiarità. Ora ciò che attualmente sembra ormai scontato o perduto, nella sua complessità rimane sempre radicato nel nostra natura, ma ciò che più rende meraviglioso questo processo evolutivo sta proprio nella sua continua mutabilità.

Vorrei soffermarmi con più attenzione a questa questione, avvicinandomi alla Modernità. Si dice appunto che l’impulso primordiale di sopravvivenza sia stato dimenticato con il passare dei secoli, grazie ad una maggiore influenza dominante sulle altre specie e questo fattore ha permesso di affinare altre capacità che in un certo modo lo hanno assopito. Bene ritengo invece che questa valutazione possa essere errata e contrariamente considero l’istinto sempre presente, manifestandosi quotidianamente ai giorni nostri. La questione può avere il suo riscontro attraverso questa mia considerazione. Si è accertato come le condizioni avverse in ambito ambientale e soprattutto l’attento controllo nei riguardi delle altre specie, hanno contribuito ad un mutamento della nostra condizione originaria. Lo sviluppo del nostro apparato mentale è conseguenza di questa continua mutazione. La sua capacità ha in un certo modo elevato il suo contributo per cui la nostra specie si sia ben conservata, assumendo un ruolo prevalente rispetto alle altre specie presenti. Quindi il controllo dell’ambiente circostante diventa il punto fondamentale, dunque la nostra specie riesce a sopravvivere. Un aspetto in cui il nostro apparato mentale acquisisce questa capacità, evolvendo a seconda del continuo cambiamento della realtà circostante. Questo fattore mette in considerazione un elemento importante per la quale il nostro cervello si è sviluppato in base a questa necessità. La Realtà diventa il punto cruciale per cui l’Uomo riesce ad avere un controllo della propria vita ed è appunto in questo aspetto che in un certo modo egli sviluppa una continua strategia permettendogli di avere una certezza della propria esistenza.

Ora posso constatare da questa mia analisi, che il fattore Spazio diventa essenziale per l’esistenza della vita Umana. Una costante che indica una precisa dimensione per cui ogni elemento al suo interno, possa essere distinto e conseguentemente messo sotto controllo. Una esperienza che in ambito dimensionale pone diverse questioni, ma che nello stesso momento diventa un vero e proprio metodo strategico per imporre la propria presenza. Osservando attentamente in ambito storico il nostro percorso, posso constatare che la Dimensionalità dello Spazio assume un valore determinante, in base alle diverse Epoche e soprattutto in base alle diverse esigenze di controllo. Tornando al nostro Uomo Primitivo, posso intuire che inizialmente lo Spazio assumeva un valore di estrema sopravvivenza, delineato dal controllo delle proprie facoltà sensoriali ed istintive. Un fattore che in ogni caso ci accomuna alle altre specie viventi animali e vegetali e pertanto esso, si fa carico del valore assoluto in base ad una azione prodotta dalla stimolazione interna ed esterna assunta dalla propria capacità sensoriale ed ancora in base a questa potenzialità che lo Spazio si delinea in conseguenza. Dal momento in cui la condizione evolutiva mette in risalto il fattore mentale, anche il Valore dello Spazio cambia. L’aspetto sensoriale si limita a certe funzioni, mentre l’aspetto mentale, pone una diversa concezione di Spazialità sempre più ampia e sempre più complessa. La Storia ci pone questa sua complessità attraverso una sua continua misurazione ed è proprio la vastità di questa Spazialità che le necessità al loro interno, determinano una maggiore complessità alle proprie esigenze, caratterizzandole nuovamente in altre dimensioni che noi comunemente definiamo Realtà.

Le Realtà diventano conseguenze di una valutazione dal punto di vista spaziale. Dimensione per cui l’Istinto Primordiale assume una diversa considerazione, continuando perennemente ad emergere di fronte ad una nuova condizione di Spazio. Sorge a questo punto una domanda: Cosa determina la condizione di una Dimensione Spaziale? Nuovamente, ritornando all’Istinto e quindi alla considerazione dell’Impulso di Sopravvivenza in una attenta osservazione dell’ambiente, ha un suo giudizio. La possibilità di esaminare varie opportunità dettate dalle condizioni naturali, permettono di valutare le condizioni ideali per cui le probabilità di controllo sono concrete. La Conoscenza diventa il punto per la quale ogni probabilità può diventare essenziale e vitale. Quindi la risposta può arrivare per mezzo di un Fattore Intellettivo che tramite una connessione dello sviluppo dei Sensi e del Pensiero, riesce ad ottenere maggiori certezze ad un controllo della propria esistenza. La valutazione di questi fattori e di queste capacità ideali per la quale l’Istinto Vitale assume un valore di massima concretezza in una Dimensione di Sopravvivenza, ha una sua costante: l’Immagine.

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