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⑵ Esegesi di un "Fraintendimento Interiore": Parte seconda

lunedì 31 gennaio 2011, di M. Trentin

In presenza ad una condizione Dimensionale e quindi Spaziale, l’Immagine assume un Valore di Assoluta Connessione. Una capacità che attraverso la Modernità ha perso questa sua peculiarità.

L’Immagine in rapporto ad una Dimensionalità, diventa il punto di riferimento ad una Inclinazione Naturale ed Istintiva. Fattore per cui apre ad una funzione di puro controllo. Pertanto tornando alle figurazione che l’Uomo Primordiale ci ha lasciato, si possono considerare espressione di una Necessità Istintiva, dovuta da un Controllo di Sopravvivenza. Questo percorso analitico assume la sua massima efficacia nel momento in cui è diretto ad una Condizione Spaziale Ambientale. Di tutt’altra situazione avviene in presenza di una Dimensione Psichica. Anche in questo caso il concetto di Spazialità è presente, solamente che la dimensione è a carattere intrinseco.

In questo percorso di ricerca, ho improntato la Dimensione Interiore in un contesto ambientale per cui l’aspetto Reattivo, nel caso l’Istinto, procura una necessità che implica una precisa strategia, pertanto la Spazialità diviene la Dimensione ideale per un vincolo di Sopravvivenza. Una condizione che definisce un metodo di carattere valutativo, creando a sua volta altrettante situazioni che nel contesto dimensionale sviluppano altre condizioni che comunemente definiamo Realtà. Nello stesso momento ho fatto rilevare che l’aspetto evolutivo si adatta in un certo modo a questa precisa condizione, sviluppando nuovi concetti per cui l’impulso, assume un valore marginale, originando a sua volta diverse valutazioni che in ogni modo, ricalcano la posizione di controllo. L’aspetto evolutivo apre nell’ambito fisico, un’interpretazione che pone una differente valutazione dello stesso concetto vitale, assumendo diverse posizioni interpretative al suo interno, rimanendo comunque in un contesto di Dimensione a carattere Spaziale. La Mente diventa il punto essenziale per cui la condizione evolutiva, sviluppa la sua potenzialità, creando a sua volta una situazione che comunque apre ad una valutazione di carattere esplicativo, inducendo di fatto ad una Dualità: la Condizione Psichica.

Proseguendo il cammino di ricerca, posso considerare che lo sviluppo evolutivo in base ad un continuo adattamento in una Dimensione a carattere Spaziale, pone una condizione che induce l’Uomo a produrre un vero processo di interazione. Un inevitabile confronto che pone due diverse circostanze, l’aspetto Naturale e quello Psichico e l’Immagine si colloca all’interno di questo processo, assumendo un contesto di massima validità. Pertanto essa, diventa l’elemento che lega le due Realtà, permettendo a sua volta di accompagnare i processi cognitivi in entrambe le condizioni, creando nella circostanza fenomeni di diversi ambiti. L’Immagine diventa così il Linguaggio che permette di agire nelle due diverse condizioni, in contesti differenti ponendo in relazione due distinte Condizioni Spaziali, ma nello stesso momento diventa in separate situazioni, l’elemento interpretativo di un processo fenomenologico. Processo che pone alla base la Fenomenologia come punto analitico e fondante del Vivere Umano. Quindi anche la Dimensione Psichica trova attraverso l’Immagine una spiegazione od interpretazione di una Conseguenza Fenomenologica di derivazione opposta alla sua realtà.

Considerando l’aspetto evolutivo fisico dell’Uomo e valutando l’apparato mentale, come l’elemento che origina impulsi e stimoli che inducono ad un preciso comportamento, posso affermare che la Condizione Spaziale diventa il punto strutturale che induce ad una probabile certezza. Nell’ambito dell’Immagine, essa diventa a sua volta il veicolo che apre ad un processo cognitivo attraverso l’interazione tra le due opposte dimensionalità umane. Nella Dimensione Spaziale della Psiche, l’Immagine assume il ruolo primario che permette di avviare una successione di fenomeni diretti ad un apprendimento di carattere psichico cognitivo, che semplicemente definisco "Psicognitivo". Quindi l’Immagine vicino ad un procedimento di carattere psichico, assume un valore interpretativo diverso rispetto alla sua reale natura. Si ha così, una perfetta conferma nella considerazione di una presenza Dualistica della Dimensione Spaziale Umana. Ora proseguendo il percorso di ricerca di questo mio concetto, è naturale cercare di di individuare attraverso l’Immagine il suo ruolo nelle due diverse Condizioni Spaziali. Nel precedente articolo, ho definito come essa sia vincolata da un impulso di carattere strategico, nel caso il Controllo. Un comportamento o meglio una strategia che comunque rimane comune al "Dualismo Dimensionale Umano", ma nello stesso momento permette di stabilire una diversa interpretazione cognitiva delle due Realtà. Ritornando all’esempio originario dell’Uomo Primitivo e dalla documentazione figurata che ci ha lasciato, posso osservare come le raffigurazioni assumono un valore differente rispetto alla sua originaria natura e conseguentemente confermano il concetto del "Dualismo Dimensionale". Pur riconoscendo i singoli soggetti, animali, oggetti ed azioni, la nostra valutazione assume sempre una diversa condizione. Questo fatto parte principalmente da un fattore condizionante di carattere dimensionale, nel caso "il Tempo". La nostra Conoscenza pone nuove supposizioni in relazioni a possibili fatti o comportamenti successi in un Tempo Determinato. Questa considerazione mette in evidenza ancora due fattori che inducono ad una vero e proprio Metodo Osservativo. L’Oggetto od il Soggetto figurato apre ad un Procedimento Valutativo che indirizza ad un Dualismo Conoscitivo. La figurazione pur non manifestandosi con la sua Reale Presenza, concede due possibilità di Apprendimento Cognitivo: Oggettivo o Soggettivo.

Ciò che è emerge in questo percorso di ricerca ha una sua rilevanza, per cui l’Immagine assume una valutazione in ambito Dualistico in una condizione sempre Dimensionale Psichica, per cui la sua funzionalità prescinde rispetto alla sua concretezza. L’aspetto Conoscitivo prende maggiore capacità in base alla Condizione Culturale del momento, influendo sull’oggetto o meglio sull’Immagine stessa. Quindi in ambito mentale, l’Immagine assume la condizione di un vero e proprio Metodo Osservativo, valutandolo attraverso la sua naturale Strategia Dualistica.

Acquisizione dell’Immagine in ambito Oggettivo. Rimanendo sempre nella Sfera Dimensionale di tipo Psichico, l’Oggettività dell’Immagine, pone anch’essa una sua valutazione, che comunque assume una sua fondatezza in base ad una proprietà conoscitiva e culturale dell’individuo coinvolto. La valutazione Oggettiva dell’immagine ha un suo completo valore dal momento in cui la sua Razionalità rimane immutata rispetto al suo tempo. Pertanto tornando agli esempi fatti in precedenza, noi riusciamo a riconoscere nell’Immagine riprodotta, la sua logicità e funzionalità, perciò l’oggetto indipendentemente alla sua veridicità od al suo stile, assume un valore immutabile.

Acquisizione dell’Immagine in ambito Soggettivo Il sistema Dualistico in un Metodo Osservativo nell’ambito Dimensionale Intrinseco, chiama all’attenzione anche l’aspetto Soggettivo. In questa particolarità emerge un fattore determinante per cui il Tempo modifica la sua proprietà, ma non la sua natura. L’immagine , quindi subisce una valutazione di tipo interpretativo. Questo continuo mutamento nei differenti tempi, ha come suo motivo influente l’elemento Conoscenza. Naturalmente tutto ciò, non può essere accostato ad un altro metodo di lettura, quale quello Simbolico, in quanto il Soggettivo, pone come obiettivo raggiungibile la natura oggettiva del soggetto stesso. Ritornando all’esempio del Graffito Primitivo, l’oggetto o l’atto o l’azione raffigurata, pone differenti posizioni interpretative in periodi differenti. Nel Medioevo la stessa figurazione assume una diversa decifrazione, la stessa figurazione rapportata ai Tempi nostri, ne assume ancora una differente. Tutto ciò ha una sua precisa influenza che deriva da un fattore Collettivo in ambito Culturale e Storico. Questo elemento non basta per comprenderne il significato e vorrei cercare di andare più a fondo. Ritornando alla valutazione in differente epoche, dello stesso soggetto figurato, vorrei soffermarmi proprio al contenuto interpretativo che differenza ogni periodo. Quello che un tempo passato la stessa figurazione poneva diversi quesiti Culturali, lasciavano comunque in sospeso la vera natura dell’immagine rappresentata. Gran parte della sua interpretazione definisce aspetti Culturali Presenti. Certamente un’animale preistorico od un ominide oppure un certo oggetto di particolare forma, innescava un giudizio interpretativo unico e definito, ma con una sicura certezza che di fronte ad un particolare enigma culturale, il contenuto interpretativo passa il testimone ad una interpretazione di carattere Fantastico o Fantasioso. La stessa figurazione ai giorni nostri, subisce ancora una sua diversa interpretazione. Anche in questo caso il livello Culturale Collettivo, influisce sul valore stesso della raffigurazione. I dettagli storici ed il raggiungimento più completo dei reperti e delle documentazioni, ci permettono di avere una diversa chiarezza sulla natura della rappresentazione e questo fatto ci permette ora di comprenderne sempre più la sua vera origine. La Conoscenza, ma soprattutto il Livello Culturale Collettivo, pone una diversa angolazione osservativa in ambito Soggettivo. Maggiore è l’Oggettività del metodo Soggettivo, minore è la presenza dell’influsso Fantastico o Fantasioso. A questo punto sorge subito un interrogativo, perché la Nostra Levatura Culturale e soprattutto l’enorme quantità di Contenuti Informativi nel presente, ci permettono di allontanare e ricadere nel medesimo percorso valutativo del passato?

Questo interrogativo pone una precisa risposta, ma con un esito ancora non positivo. Purtroppo ciò che nel passato l’elemento sconosciuto, trovava spiegazione nella Realtà Fantastica e Fantasiosa, esiste tuttora. L’assurdità sta appunto nelle infinite possibilità e documentazioni che inducono a diverse possibilità e spiegazioni, ma la nostra superficialità ci spinge a rifugiarsi ancora in elementi fittizi. Cosa possiamo dire nell’ambito della comunicazione mediatica; esempi di questo tipo ve ne sono quotidianamente. Nella sfera delle produzioni televisive, come non soffermarsi sulle trasmissioni pseudoculturali, che trattano argomentazioni di dominio storico archeologico, in base a reperti pervenuti e storicamente testimoniati, che inducono ad una lettura completamente fantastica, esoterica od addirittura magica. Civiltà che hanno segnato ed inciso nell’arricchimento del sapere umano, possano improvvisamente cadere nel più banale indizio o concetto, per cui la spiegazione di certi fenomeni od indizi o potenzialità o conquiste, debbano essere soggiogate e dominate da forze e culture addirittura extraterrestri. Che dire poi, delle presenze di particolari forme o forze di fenomeni naturali, che improvvisamente diventano invece espressione di una Realtà e Poteri Misteriosi, Magici. Non vi è dubbio che questo comportamento, conduce ad una precisa risposta, per cui esiste una decisa Volontà di chiudere ad una faticosa Conoscenza, per semplificare se non banalizzare il problema con una Riduttiva Vacuità. Potrei definire questo comportamento in una sorta di Pigrizia Mentale. Un rifugio che delega il Desiderio di Conoscenza in un percorso semplificativo più vicino ad una realtà infantile. Emerge, quindi una sorta di richiamo infantile, in risposta ad una Problematica più complessa. Posso comunque definire questo comportamento mentale, una vera e propria Paura o meglio ancora una Fobia. Diventa interessante come questo comportamento reattivo di una paura irrazionale, possa invece confermare ciò che in precedenza ho affermato: La Condizione Spaziale Intrinseca. Nel caso questa vera e propria fobia collettiva, assume un valore logico dal momento in cui essa stessa in reazione, crea e si rifugia in una realtà artificiosa interna, una sorte di mondo irrazionale che definiamo Fantastico o Fantasioso.

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